C’è una domanda che prima o poi si pone chiunque inizi a suonare il basso: cosa distingue una linea di basso mediocre da una grande? Non è la velocità. Non è la complessità tecnica. Non è nemmeno il numero di note. È qualcos’altro, qualcosa di più difficile da definire e da insegnare. “Money” dei Pink Floyd è forse l’esempio più perfetto di questa verità.
Il contesto: Dark Side of the Moon, 1973
“Money” apre il lato B del disco più importante della storia del rock progressivo, The Dark Side of the Moon, uscito nel 1973. È l’unico brano dell’album ad essere entrato nella top 20 della Billboard Hot 100 americana. Ma quello che interessa ai bassisti non è il successo commerciale. È ciò che succede nei primi sette secondi, prima che entri qualsiasi altro strumento.
Il loop, la cassa e l’idea
Roger Waters costruì il loop di apertura nel suo capannone in giardino, registrando suoni di casse registratrici, carte strappate e sacchi di monete gettati in una grande ciotola industriale. Sette segmenti di nastro, tagliati e incollati a mano per creare un pattern ritmico preciso. Non era un effetto decorativo: era la struttura portante di tutto il brano. Il loop non accompagna la musica, la genera.
Poi entra il basso.
Il 7/4: quando il ritmo zoppica e diventa geniale
Quasi tutta la musica rock è in 4/4: quattro tempi per misura, ripetuti all’infinito. È la firma ritmica del genere, ciò che fa muovere i piedi in modo istintivo. “Money” non è in 4/4. È scritta in 7/4, un metro insolito che Waters scelse perché si adattava al “feeling blues” della canzone.
Sette tempi per misura invece di quattro. Significa che la struttura ritmica “zoppica” rispetto a ciò che l’orecchio si aspetta. Dove dovrebbe arrivare l’accento forte, c’è sempre un tempo in più o in meno. Eppure non lo percepisci come uno strappo. Lo percepisci come qualcosa di leggermente spostato, di ipnotico, di impossibile da ignorare.
Waters scrisse il riff originale su una chitarra acustica nel suo capannone in giardino. La versione demo, come lui stesso la descrisse, era “un po’ preziosa e molto inglese”. La versione definitiva, registrata all’Abbey Road il 6 giugno 1972, aveva un feeling blues e transatlantico completamente diverso.
La testimonianza di Gilmour
David Gilmour, interpellato nel 1993 su come fosse nato il celebre metro di “Money”, rispose senza esitazioni:
“È il riff di Roger. Roger è arrivato in studio con le strofe e i testi di Money praticamente completati. Noi abbiamo inventato le sezioni centrali, i soli di chitarra e tutto il resto. Abbiamo inventato anche dei nuovi riff. Abbiamo creato una progressione in 4/4 per il solo di chitarra, ma abbiamo fatto suonare il povero sassofonista in 7/4. È stata mia idea svuotare tutto e diventare secco e vuoto per il secondo chorus del solo.” — David Gilmour, Guitar World, 1993
Il “povero sassofonista” era Dick Parry, che dovette imparare a muoversi in un metro insolito mentre Gilmour si concedeva il lusso di tornare al 4/4 per il suo solo. Gilmour stesso ammise che il cambio di tempo per il suo assolo era probabilmente fatto per rendere la sua vita più facile, così da non dover pensare al timing.
C’è qualcosa di straordinariamente onesto in questa confessione. Il grande chitarrista ha bisogno del 4/4 per suonare comodo. Il bassista, Waters, ha scritto il resto del brano in 7/4 e ci rimane dentro per tutta la sua durata.
Perché è geniale
La linea di basso di “Money” non è tecnicamente difficile. Non ci sono hammer-on veloci, non c’è slap, non ci sono armonici. È una linea blues in Si minore, con poche note ripetute in modo ossessivo. Chiunque abbia qualche mese di studio alle spalle può imparare le note in un pomeriggio.
Il punto non è cosa suona Waters. È come lo suona, e soprattutto dove lo suona.
“È abbastanza divertente per me cercare di copiare la linea di basso di Roger. C’è un feeling molto pigro su questo brano, specialmente al basso. È molto utile per la disciplina mantenere quell’autenticità. Ed è l’unico brano in cui riesco a usare un plettro.” — Guy Pratt, bassista dei Pink Floyd dal 1985
Waters non spinge, non riempie, non dimostra nulla. Lascia che il groove respiri, che il 7/4 crei la sua tensione naturale, che il silenzio tra le note faccia il suo lavoro. È una lezione di economia che molti bassisti, anche esperti, faticano ad assimilare.
Il paradosso del brano più sovversivo
La deliziosa ironia di “Money” è che Waters e i Pink Floyd la scrissero come un attacco alla falsità del denaro e alla sua incapacità di comprare la felicità, eppure rimane uno dei singoli di maggior successo commerciale della loro illustre carriera. Ha contribuito a rendere The Dark Side of the Moon uno degli album più venduti di sempre, con oltre 34 milioni di copie.
Un brano anticapitalista che ha reso ricchissimi i suoi autori. Scritto in un metro che nessuno usa, che è diventato il riff più riconoscibile del rock progressivo. Con una linea di basso “pigra” che è impossibile togliersi dalla testa.

