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Fender Jazz Bass
Anno di introduzione
1960 (come “Deluxe Model”)
Costruttore
Fender Musical Instruments Corporation
Paese
USA (Fullerton, California)
Corpo
Ontano (alder) o frassino (ash), offset waist
Manico
Acero, bolt-on, profilo più stretto al capotasto
Tastiera
Acero o palissandro (rosewood)
Tasti
20
Scala
34″ (863,6 mm) — long scale
Pickup
2 single-coil (manico e ponte)
Elettronica
Passiva (attiva in alcune versioni signature)
Controlli
Volume manico, volume ponte, tono master (dal 1962)
Larghezza capotasto
38,1 mm (1,5″)
La storia del Jazz Bass inizia nel 1959, quando Leo Fender cominciò a disegnare un basso più raffinato, più comodo e più versatile del Precision che aveva rivoluzionato la musica otto anni prima. Il Precision aveva risolto il problema del contrabbasso, ma Fender sapeva che si poteva fare di più. Voleva uno strumento che piacesse ai musicisti jazz, abituati alla velocità e alla maneggevolezza del contrabbasso, e che allo stesso tempo potesse sedurre i chitarristi con un manico più sottile e familiare.
1960 — Il debutto come “Deluxe Model”
Il Jazz Bass viene presentato ufficialmente al NAMM nel luglio 1960 come modello Deluxe, ovvero la versione premium del Precision. Il corpo offset mutuato dalla Jazzmaster, il manico più stretto al capotasto e i due pickup single-coil lo distinguono immediatamente dal fratello maggiore. I primissimi esemplari del 1960 montano controlli stack-knob, ovvero manopole concentriche con volume e tono separati per ogni pickup.
1961–1962 — La semplificazione dei controlli
Già nel 1961 Fender semplifica l’elettronica: i complicati stack-knob vengono sostituiti dal layout a tre manopole che conosciamo ancora oggi, due volumi indipendenti per i due pickup e un tono master condiviso. I primissimi Jazz Bass con i controlli stack sono oggi tra i più rari e ricercati dai collezionisti di strumenti vintage.
1962–1965 — L’era d’oro pre-CBS
I Jazz Bass prodotti tra il 1962 e il 1965 sono considerati dai collezionisti i più pregiati di sempre: legni leggeri e risonanti, finiture nitro sottili, pickup avvolti a mano con il caratteristico growl del singolo bobina. Questi strumenti raggiungono oggi quotazioni di mercato che vanno dai 15.000 ai 30.000 euro e oltre per gli esemplari in ottime condizioni.
1965–1985 — L’era CBS
Come per il Precision, la vendita alla CBS nel 1965 segna un cambio di rotta produttivo. I corpi diventano più pesanti, le finiture più spesse, la qualità complessiva meno curata. Eppure i Jazz Bass degli anni ’70, con il frassino pesante e le finiture in poliestere, sviluppano un carattere sonoro proprio, più aggressivo e presente in gamma media, che li renderà particolarmente amati nel funk e nel rock duro.
1976–1977 — Nasce il “Marcus Miller Bass”
Marcus Miller acquista un Fender Jazz Bass del 1977 in frassino naturale con manico in acero. Nel 1979, Roger Sadowsky installa un preamp attivo Stars Guitars, successivamente sostituito da un Bartolini TCT dopo che il circuito originale viene distrutto da una scarica elettrica in studio nel 1983. Sadowsky aggiunge anche un ponte Badass II. Quel basso, con la sua pickguard allargata per ospitare il vano batteria, diventa il suono del funk e del jazz fusion degli anni ’80.
Il Jazz Bass fretless e Jaco Pastorius
Nel 1962 Jaco Pastorius acquista un Jazz Bass del 1962 in sunburst per meno di cento dollari. Rimuove i tasti, riempie le scanalature con legno sintetico, poi riveste la tastiera con sei strati di epossidico da barca. Chiama quello strumento “Bass of Doom”. Con esso registra capolavori come “Birdland” con i Weather Report e collabora con Joni Mitchell. Il Bass of Doom viene rubato nel 1986. Non è mai stato ritrovato.
1985–oggi — La rinascita e le signature
Con il ritorno della qualità post-CBS, Fender inizia a produrre reissue storiche dei Jazz Bass anni ’60. Arrivano le prime versioni signature: il Marcus Miller Jazz Bass nel 1998, il Jaco Pastorius Fretless Jazz Bass, il Geddy Lee Jazz Bass. Oggi la linea Jazz Bass comprende modelli dalle poche centinaia di euro fino ai Custom Shop da decine di migliaia.
Il Fender Jazz Bass ha un suono caratterizzato da un attacco più definito e da una presenza in gamma medio-alta che lo distingue nettamente dal Precision. Dove il Precision spinge con calore e rotondità, il Jazz taglia con precisione e mordente. Questo dipende da due fattori: i pickup single-coil più stretti, che accentuano le frequenze medie, e soprattutto la possibilità di bilanciare in modo indipendente i due pickup, quello al manico e quello al ponte.
Il pickup al manico produce un suono caldo e rotondo, simile al Precision ma con meno bassi e più definizione. Il pickup al ponte è tagliente, brillante, con un attacco secco molto caratteristico. Blendati insieme al 50%, i due pickup in fase creano un suono scooped con bassi profondi, medi scavati e alti presenti, perfetto per il funk e il rock. Il pickup al ponte da solo, aperto al massimo, è il suono del growl jazzistico, il timbro riconoscibile di Jaco, di Marcus Miller, di Geddy Lee nei riff più taglienti dei Rush.
Un aspetto tecnico importante: i due pickup single-coil, suonati singolarmente, producono rumore di fondo (hum). Blendati entrambi allo stesso livello, si comportano come un humbucker e il rumore si annulla. Per questo i bassisti jazz usano quasi sempre entrambi i pickup aperti al massimo: oltre che per il suono, anche per eliminare il ronzio.
Infine, il Jazz Bass fretless è una storia a parte. Senza i tasti, il pickup al ponte enfatizza le risonanze naturali del legno e la voce della tastiera, creando quel suono mwah, quasi vocale, che Jaco Pastorius rese celebre in tutto il mondo. Il Jazz Bass fretless è ancora oggi lo strumento di riferimento per questo tipo di espressione.
Il Jazz Bass è probabilmente il basso più imitato, più copiato e più suonato da bassisti di generi diversi nella storia della musica moderna. La sua versatilità lo ha reso lo strumento di riferimento in quasi ogni contesto musicale immaginabile:
Jaco Pastorius e il Bass of Doom. Nessun altro bassista ha cambiato la storia del Jazz Bass come Jaco Pastorius. Acquistò il suo 1962 per meno di cento dollari, lo defrettò, riempì le scanalature, rivestì la tastiera con epossidico da barca e lo chiamò “Bass of Doom”. Con quello strumento registrò tutto: Weather Report, Joni Mitchell, Pat Metheny, il suo album solista. Morì nel 1987 a 35 anni. Il Bass of Doom era già sparito l’anno prima, rubato. Non è mai stato ritrovato.
Marcus Miller e il Jazz Bass del 1977. Marcus Miller comprò il suo Jazz Bass del 1977 in frassino naturale per poche centinaia di dollari. Nel 1979, Roger Sadowsky gli installò un preamp attivo che trasformò quel basso in qualcosa di unico. Quel suono, brillante e aggressivo con il pickup al ponte aperto al massimo e lo slap poderoso di Miller, divenne il suono del funk jazz degli anni ’80. Nel 1998 Fender presentò il primo modello signature.



